GUI a confronto: menubar e dock

DISCLAIMER: questo non è uno di quei post da guerra dei Sistemi Operativi. Messaggi come "ma però il mek è caro" o "sì ma il pinguino è difficile" o "ma uindous c'hai i viruss" non saranno tollerati. L'idea è che qualunque scelta venga fatta, se consapevole, è giusta: quindi ad ognuno il suo OS.

Se vi ricordate moooolto tempo fa avevo proposto un articolo intitolato In che direzione sta andando la GUI, in cui mettevo a confronto l'evoluzione delle GUI nei vari OS: oggi vorrei fare qualcosa di uguale ma diverso, semplicemente prendendo lo stato dell'arte attuale e confrontando 3 o 4 soluzioni base, cercando di trovare i pro e i contro.

Mac OS X Leopard: dock + menubar
Non è un caso se la GUI di OS X è spesso presa ad esempio da altri OS o da chi si occupa di realizzare temi per i vari Desktop Environment. Al di là del fatto che possa essere considerata "bella" o "brutta", l'interfaccia di OS X presenta alcuni importanti punti di forza (ma anche qualche debolezza)
Configurazione
l'interfaccia è così strutturata:

Dock: questo elemento raccoglie in se varie funzioni:
  • Lanciatore
  • Notifica (vedi indicatori sotto le applicazioni attive e icone che rimbalzano)
  • Gestione delle finestre (quelle ridotte a icona, con anteprima)
  • Alcune basilari funzioni del file mangager (vedi Stacks)

Barra dei menu: qui si trovano
  • Un menu di sistema
  • Tutti i menu dell'applicazione in primo piano
  • L'area di notifica delle applicazioni e degli indicatori che risiedono nella menubar

Questa configurazione praticamente unica nel panorama dei sistemi operativi moderni, porta con sé i seguenti vantaggi:
Dock: È facilmente configurabile tramite drag & drop, consente di inserire moltissimi lanciatori e di gestire e monitorare vari aspetti dell'interfaccia grafica (applicazioni aperte, finestre ridotte ad icona, "badge" in sovraimpressione sulle icone).
Barra dei menù: ha il vantaggio fondamentale di non seguire la finestra: è sempre lì, nel bordo alto del monitor, pronta ad essere raggiunta lanciando il mouse con nemmeno troppa precisione. Consente di distinguere il concetto di "chiusura dell'applicazione" da quello di "chiusura della finestra", concetto quasi mai presente in altri OS. Sganciando la barra dei menu dalla finestra, rende l'interfaccia grafica molto più semplice e razionale: se ho due finestre aperte della stessa applicazione, che senso ha duplicarne i menu?
L'integrazione di Dock e Barra dei menu consente di realizzare una configurazione salvaspazio, molto razionale ed ergonomica... ma fino ad un certo punto! Infatti ecco le dolenti note, ovvero gli svantaggi:
Dock: il dock è molto semplice, ma poco flessibile. Non è possibile, se non attraverso applicazioni di terze parti, avere più di un dock o, ancora meglio, avere un dock per Space (desktop virtuale).
Questo è abbastanza limitativo, poiché l'altro difetto del dock è quello di non potersi espandere all'infinito: più icone di applicazioni inserisco, più lui si espande, fino al limite fisico del bordo del monitor. A questo punto comincerà a diminuire le dimensioni delle icone, e così via ogni volta che si riduce ad icona una finestra, fino a rendere minuscole ed inutilizzabili le icone. Questo è in parte mitigato dall'ottimo lavoro di lanciatore svolto da Spotlight, ed in parte da applicazioni di terze parti come Dock Spaces (gratuito, UB), che consente di avere fino a 10 dock dock diversi e di assegnarli ai vari Space, con una limitazione di massimo 4 Spaces.
L'altro enorme difetto è che il dock non gestisce il raggruppamento delle finestre ridotte ad icona, ovvero se riduco 10 finestre della stessa applicazione, mi ritrovo 10 icone con anteprima nel dock. Ha senso? Secondo me no! Il bello è che la soluzione al problema è suggerita da una funzione già presente in Dock: gli Stacks! Basterebbe applicare questo concetto alle applicazioni ridotte ad icona e tutto sarebbe molto coerente.
Barra dei menu: un difetto che salta subito agli occhi dei possessori di iBook e simili è che i menù delle applicazioni tendono spesso a sconfinare nella zona di notifica, senza che però vi sia un pulsante o qualcosa di simile per espandere questa zona e raggiungere una menulet coperta dai menù. Con l'avvento dei monitor 16:10 dotati di risoluzioni sempre maggiori, questo problema si è affievolito ma non è comunque stato risolto. Anche in questo caso c'è un'applicazione di terze parti (Minu, gratis, per PPC e Intel) che viene in aiuto, ma sarebbe bello avere una soluzione già integrata.
L'altro grave, anzi gravissimo!, difetto della barra dei menu è che questa non viene duplicata sui monitor esterni nel caso di estensione della scrivania. Se questo può essere tollerato per il dock, non può esserlo per la menubar: così facendo ci si ritrova con finestre posizionate in un monitor che sono fisicamente lontane dal monitor in cui sono presenti i menu dell'applicazione stessa. Ciò significa vasche col mouse e scomodità immensa. Soluzione di terze parti: utilizzare DejaMenu (gratuito, UB), ma non è la stessa cosa e presuppone il passaggio da una scorciatoia da tastiera. Apple, datti una mossa!

KDE 4.2: pannello + menu nella finestra
Questa è la configurazione "classica", quella a cui da tempo ci ha abituato ad esempio Windows, che per molti è la configurazione "scontata" e "naturale", pur presentando alcuni importanti limiti sull'ergonomia.
Configurazione

La disposizione è molto semplice, con un pannello sul fondo che racchiude menu di sistema, qualche lanciatore, lo spazio per la riduzione ad icona delle finestre e la zona di notifica delle applets. I menù dell'applicazione sono integrati direttamente nella finestra. Questo genere di configurazione, secondo me, aveva senso quando il multitastking era sconosciuto e le applicazioni erano costituite da una finestra a tutto schermo. Nonostante ciò, ance oggi presenta alcuni vantaggi:
Menu nella finestra: ovunque vada la finestra, i menu la seguono. Questo significa che nel caso di utilizzo della scrivania estesa su più monitor, anche se la finestra è presente in un monitor distante dal principale, posso comunque facilmente raggiungere i menù senza farmi delle vascate col mouse.
Pannello: occupa meno spazio di un dock, gestisce il raggruppamento delle finestre ridotte ad icona. Si può avere anche un'anteprima della finestra ridotta ad icona, ad esempio installando Compiz ed abilitando l'apposito plugin. Un vantaggio per le persone più pigre è che questa è l'impostazione a cui sono già abituate in windows e quindi è più o meno uguale in tutti i computer dell'ufficio ed in quelli del 95% dei propri colleghi.
Rovescio della medaglia, gli svantaggi:
Menu nella finestra: se chiudo la finestra, addio menu. Questo significa che non c'è più separazione tra chiusura di tutte le finestre e chiusura dell'applicazione, non avendo senso lasciare aperta un'applicazione senza i menu corrispondenti. Questo è il motivo per cui la riduzione ad icona delle finestre ha tanta importanza in questo tipo di interfacce, mentre io non su OS X non la uso praticamente mai. C'è il trucco della riduzione nell'area di notifica, ma è un'operazione molto simile alla riduzione ad icona.
Inoltre l'integrazione tra menu e finestra fallisce in quei casi in cui vi sono finestre di supporto all'applicazione stessa, non dotate di menu. Caso tipico: browser web e finestra dei download. Se chiudo la finestra principale e non quella dei download, rimango con un'applicazione attiva, senza menu e con una finestra aperta. Se ne esce solo con scorciatoie da tastiera, click destri e così via.
Vie è poi la questione della duplicazione inutile e senza senso dei menu. Se ho due finestre della stessa applicazione, che senso ha mostrare due menu identici nelle due finestre?
Infine, i menù non sono sempre nello stesso punto : sposto la finestra, si sposta il menù, quando mi serve devo ricordarmi dov'è ed andare a prenderlo, con un certo grado di precisione. Sembra una stronzata, ma per qualcuno non lo è.
Pannello: lo svantaggio principale è dato dal numero di lanciatori inseribili. Se ne possono mettere pure tantissimi, ma in questo caso bisognerà passare attraverso un pulsante di "espansione" e addio immediatezza. Inoltre non vi è alcuna integrazione tra lanciatore e notifica dell'applicazione corrispondente, che si riflette in un ulteriore utilizzo di spazio da qualche parte, tipicamente nell'area di notifica.

Gnome 2.6: pannello sotto + menù nella finestra + pannello sopra
Questa io proprio non la capisco.
Configurazione

C'è un pannello sotto in cui si trovano: un pulsante per mostrare il desktop, la zona di riduzione delle icone, il selettore degli spazi virtuali, il cestino. La finestra presenta i menù integrati. Sopra, c'è un altro pannello, contenente: i menù di sistema, qualche lanciatore, l'area di notifica. La domanda è: perché? È ovvio che questa soluzione presenta gli stessi pregi e difetti di quella descritta sopra, con in più l'aggravante di un inutile spreco di spazio.

Mettiamoci una pezza: gnome2-globalmenu + docky
Grazie a VirtualBox e alla mia curiosità mai soddisfatta, sto seguendo alcuni progetti che cercano di portare una configurazione "OS X style" su Gnome: impresa non facile e ricca di imprevisti.
Questo è il risultato ottenuto sulla mia installazione di Linux Mint:

Per la barra dei menù ho utilizzato Globalmenu, mentre per il dock ho usato Docky.
Globalmenu: progetto che affonda le sue radici nella notte dei tempi, stoppato e ripreso più volte, riscritto da zero, ora sembra aver acquistato un po' più di solidità. Nasce per dare a Gnome qualcosa di analogo alla barra dei menù di OS X e di KDE3.x (per ora assente nella KDE4.2). Purtroppo ha alcuni pesanti limiti dovuti al fatto che non è un componente sviluppato "globalmente" in Gnome, ma un add-on, e come tale si deve adattare ad una "filosofia" già prescritta. Innanzitutto funziona solo con applicazioni GTK+, niente Qt (imparentate con KDE), niente "ibridi" come OpenOffice e Firefox, due dei prodotti opensource più famosi al mondo (penso). Secondariamente ha una funzione puramente estetica, non completamente funzionale, ovvero non realizza quella separazione tra "chiusura dell'applicazione" e "chiusura della finestra" che invece è presente in OS X. Cosa significa tutto ciò? Che finché questo progetto non diventerà qualcosa di veramente "globale", ovvero gestito ad un livello più alto ed in grado di integrarsi alla perfezione (o quasi) nel mondo eterogeneo delle distribuzioni Linux e dei suoi DE, avrà più svantaggi che vantaggi.
Docky: questo è un progetto che mi ha sorpreso, perché veramente innovativo e fuori dal comune. Docky non è altro che un interfaccia per GNOME-Do, che altro non è che l'omonimo di Quicksilver di Mac-os-x-iana memoria per Linux. Docky svolge esattamente le stesse funzioni di GNOME-Do, ma integrando anche la funzione di dock. Ha contemporaneamente qualcosa in meno e qualcosa in più del dock di OS X.
Qualcosa in meno perché non presenta un'area dedicata alla riduzione ad icona della finestra che, quindi, sparisce nel nulla; inoltre non ho trovato niente di analogo agli stacks di OS X.
Qualcosa in più perché è estendibile tramite i plugin di GNOME-Do, che una volta attivati sono raggiungibili dal menu contestuale che si ottiene col click destro su un'icona. Inoltre poiché svolge la funzione di ricerca tipica di GNOME-Do, è possibile aggiungere un lanciatore semplicemente cercando l'applicazione corrispondente e clickando sull'apposito pulsante "+".
Per il resto, gestione molto simile a quella del dock di OS X con drag & drop e tutto il resto.
Docky è sicuramente il "simil-dock" che più si avvicina all'idea di dock in OS X, è pronto e funzionale, e le funzioni mancanti possono essere aggiunte tramite il sistema dei plug-in, cosa molto interessante e che sarebbe bello poter sfruttare anche su OS X. Il bello è che, a dispetto del nome, GNOME-Do è compatibile con i più diffusi DE del mondo Linux, da XFCE a KDE, senza particolari problemi.

'nuff said

[+/-] Continua a leggere...


VPN o SSH attraverso proxy web: qualche consiglio?

Prosegue la mia idea di metter su un home-server-media-center su base Mac Mini (usato? ricondizionato? vedremo). Perché Mac Mini e non EEE Box o qualsiasi altra cosa basata su Atom o Ion? Perché sono troppo legato a Mac OS X, AppleScript, launchd e Remote Buddy (solo per fare un paio di esempi)

Per ora sto sperimentando sull'iBook G4 in attesa di capire se il futuro server sarà in grado di rispondere alle mie esigenze.
Ora, un server domestico che si rispetti, deve poter essere raggiunto da remoto, ad esempio tramite SSH o un sistema VPN, e qui arrivano i dubbi e le incertezze.

La situazione tipo sarebbe: Mac Mini con DynDNS (perché ho un IP pubblico dinamico) a casa e il MacBook Pro altrove.

Il problema è che "altrove" vuol spesso dire "Politecnico di Milano", la cui rete con standard di sicurezza di tipo militare, grazie alla presenza di un fastidiosissimo proxy web, mi rende le cose difficili.

Non solo: ho le idee poco chiare in generale, vorrei che qualche anima pia me le chiarisse. Ho pensato alle seguenti configurazioni e vorrei che qualcuno mi dicesse "si può fare" o "no, hai sbagliato tutto" o, ancora meglio, "te lo dico io come fare!".
L'idea è di utilizzare il più possibile programmi già integrati in Leopard, possibilmente opensource, spendere il meno possibile, sbattersi il meno possibile. Requisito di base: passare attraverso l'odiosissimo proxy web del PoliMi.

CONFIGURAZIONE 1: costo zero, difficoltà elevata
Casa: Mac Mini + DynDNS + OpenVPN (installata tramite MacPorts) + Tunnelblick + condivisione file/schermo/ecc...
Altrove: MacBook Pro + Tunnelblick (in questo caso, fa solo da client)
Da quello che ho capito è possibile impostare OpenVPN per scavalcare i proxy web, ed in più il protocollo è opensource e sicuro. Peccato che il file di configurazione, la generazione dei certificati, chiavi pubbliche ecc.. mi lasciano molto perplesso: non che sia impossibile fare il tutto, semplicemente sento di non avere il controllo della situazione. Per avere un'idea di come fare il tutto, ho seguito questo tutorial: l'ho provato da casa, con l'iBook collegato al mio router e il MBP alla rete dei vicini (ops...) e dopo qualche ora di grattacapi, ha funzionato. Non ho ancora provato se funziona attraverso il proxy, preferirei comunque una soluzione più semplice.

CONFIGURAZIONE 2: costo zero, difficoltà media
Casa: Mac Mini + DynDNS + login remoto (ssh) + condivisione documenti/schermo ecc...
Altrove: MacBook Pro + corkscrew o script per impostzione proxy
Ho capito più o meno come funziona SSH: è molto da geek, l'idea mi piace. Da quello che leggo qua, mi basterebbe un comando tipo:

ssh user@myremotemac.xyz -L 10548:127.0.0.1:548 sleep 3000 2>/dev/null & sleep 3; open afp://localhost:10548


per collegare il volume remoto. Anche qui, sento di avere poco controllo e vorrei essere confortato sul corretto funzionamento di tutto ciò, comunque mi sembra meglio della soluzione precedente, almeno in quanto a difficoltà. Ho testato a casa il funzionamento del primo comando, ma questa volta senza attaccarmi alla rete dei vicini, solo sulla rete locale... :)

CONFIGURAZIONE 3: 30 $, facilissima e velocissima
Casa: Mac Mini + ShareTool
Altrove: MacBook Pro + ShareTool
Ho mandato una mail al supporto e mi hanno assicurato che funziona anche attraverso proxy Web! Questa configurazione ha il vantaggio di essere rapida ed indolore (portafogli a parte) e consente di connettersi con estrema facilità non solo al Mac Mini che fa da server,
ma anche ad eventuali altri dispositivi collegati tramite Bonjour nella rete domestica. Purtroppo è a pagamento (1 licenza 20 $, ma ce ne vogliono almeno 2, al costo di 30 $), non è opensource e non è parte integrante del sistema operativ. Sarebbe un'ulteriore applicazione da cui dipendo, mentre con un po' di pazienza posso sfruttare al meglio le tecnologie già presenti in Leopard.


Qualche santo all'ascolto là fuori può darmi una mano a districarmi in questa giungla? Grazie, offro in cambio birre virtuali o birre vere nel caso passiate nei dintorni.


p.s.: questo post vi giunge grazie alla funzione "scheduled post" di blogger. Mentre lo state leggendo io, probabilmente, sono seduto ad un tavolo della trattoria Pulentin Musica e Vin (notare il sito fatto con iWeb) in ottima compagnia. Se siete in zona, passate pure a fare un salto, che ci facciamo due risate! :D

'nuff said

[+/-] Continua a leggere...


Leopard e CPU a palla? Tenere a bada translate e mdworker

Ultimamente ho installato GeekTool e mi sono accorto che in alcuni frangenti l'utilizzo della CPU schizza a valori altissimi senza apparente motivo. Causa delle impennate: i procesi translate e mdworker.

Translate
Questo è il processo che, dall'introduzione dei processori Intel, si occupa di tradurre il codice di applicazioni native per PowerPC quando utilizzate su un processore Intel, è insomma il processo alla base della tecnologia Rosetta. Siete sicuri di aver fatto piazza pulita di tutte le applicazioni solo per PowerPC, ma il processo translate torna spesso a farvi visita? Magari quando state navigando con il vostro browser preferito? Allora date un occhiata in /Library/Internet Plug-Ins/ e in ~/Library/Internet Plug-Ins/, potrebbero esserci alcuni rimasugli di plugin PowerPC only. Per controllare, selezionate un plugin, fate click col destro e dal menù contestuale scegliete Ottieni informazioni (o più semplicemente: command + i). Alla voce Classe ci può essere scritto Plugin (Intel), Plugin (Universal) o Plugin (PowerPC). In quest'ultimo caso, avrete individuato il colpevole (o uno dei colpevoli). Potete cercare un aggiornamento del plugin o spostarlo nella cartella Disabled Plug-Ins in attesa di successivi sviluppi, e rimetterlo al suo posto solo quando ne avete davvero necessità.

Mdworker
Questo è il processo che su Leopard si occupa di indicizzare i file quando un volume viene connesso o quando cambiano i file. Tipicamente, quando un volume di grosse dimensioni viene connesso, mdworker prende un po' di CPU per indicizzare i file, ma negli utilizzi successivi il processo diventa sempre più rapido.
Può succedere però che mdworker faccia gli straordinari in caso vi sia una notevole attività di scrittura di nuovi dati su un volume collegato: questa situazione si presenta, ad esempio, quando si scaricano contemporaneamente grandi quantità di file con applicazioni P2P, ad esempio con Transmission. In questo caso la soluzione del problema è semplicissima: aprite Preferenze di Sistema>Spotlight>Privacy e trascinate nell'elenco la vostra cartella di download (quella specificata nell'applicazione P2P). La cartella in questione non sarà più raggiungibile da Spotlight e quindi mdworker non dovrà fare gli straordinari per indicizzarne il contenuto continuamente variabile.

'nuff said

[+/-] Continua a leggere...


PC vs Mac, Chiacchiere vs Buon Senso

Non vorrei scrivere questo post e voi non dovreste leggerlo. Un po' perché sono stanco, un po' perché è un argomento di bassissimo livello e ne parlano tutti, ma soprattutto perché dopo quello che è successo in Abruzzo sono veramente poche le cose per cui valga la pena parlare.

Comunque alla fine, chi sono io per esimermi dal commentare qualcosa di già fin troppo commentato? E qualcosa dovrò pur scrivere in questo blog, che certo non tratta di temi elevati, anzi nasce proprio per concedermi una pausa in leggerezza. Quindi ecco il post sull'argomento più trito e ritrito mai ospitato da questo blog: PC vs Mac. Perché? Perché ho letto questo articolo di Punto Informatico e sono rimasto basito! '-_-

L'autore, ad un certo punto, scrive:


La reazione compatta, solidale, e pure tecnicamente preparata dei blogger militanti e delle testate che si occupano principalmente di Apple fa il resto: l'utente Mac ci fa la figura del presuntuoso, del saccente, di chi deve a tutti i costi dimostrare sempre e comunque la propria superiorità. Scrive indignato che Microsoft sta distorcendo la realtà, che il processore che monta quel laptop è vecchio di due generazioni e che lo schermo non è neppure ad alta definizione: il problema è che quel computer, in ogni caso, sarà in grado di soddisfare molte delle aspettative di molti degli utenti che lo possiedono, nonostante non sia dotato degli ultimi ritrovati in fatto di connessioni wireless o di gestione del risparmio energetico.

Non capisco, rileggo:

il problema è che quel computer, in ogni caso, sarà in grado di soddisfare molte delle aspettative di molti degli utenti che lo possiedono, nonostante non sia dotato degli ultimi ritrovati in fatto di connessioni wireless o di gestione del risparmio energetico.


Non capisco, rileggo

in ogni caso, sarà in grado di soddisfare molte delle aspettative di molti degli utenti che lo possiedono

Continuo a non capire il senso fisico della frase. Forse perché sono saccente e pretestuoso, o forse perché semplicemente applico al mondo del computer i normali ragionamenti che si fanno quando si deve acquistare un normale prodotto qualsiasi, che sia una lavatrice, un'automobile o un viaggio organizzato.

Ma forse è proprio qui che sbaglio! Forse i computer sono diversi, forse i computer, PC o Mac che siano, sfuggono alle normali, razionali e tipiche considerazioni! Un po' come meccanica quantistica vs meccanica classica. C'è qualcosa che mi sfugge?

E poi mi chiedo: cosa sono queste "aspettative di molti degli utenti"? Quante di queste sono aspettative reali, necessarie, e quante generate semplicemente dal mercato?

L'argomento è troppo vasto e complesso, io sono in cerca di svago: senza ulteriore indugio, prendo la palla al balzo e gioco un po' ad inventare le future campagne pubblicitarie Microsoft!

CAMPAGNA 1: PC vs PC
Ciao, sono Armando Paolo. Microsoft mi ha dato 1000 euri per comprare un portatile da 15", sti mortaccioni due lire in più no? Vabbé, vado in un Sony Vaio Store e chiedo se hanno un portatile da 15" a meno di 1000 euro! Dalle risate delle commesse capisco che no, non ce l'hanno! Meno male che c'è HP: ho preso un modello un po' scamuffo e pesantuccio, però ha il monitor e la tastiera, posso andare su internette e a pasquetta posso usarlo per la grigliata! Sempre se trovo una presa a cui collegarlo...


CAMPAGNA 2: Microsoft vs Portafogli
Ciao, sono Pierpaolo. Mio fratello Giampaolo, che è un vero esperto, mi ha detto che i PC della Windows costano di meno di quelli della Mac, e io ci credo perché lui è un vero esperto. Però mio cugino Sanpaolo (sì, tutto attaccato) mi ha detto che c'è un sistema operativo sviluppato in Antartide che non costa niente! È gratis! E poi se mi serve ce l'ha lui Windows Vista Ultimate craccato. C'ha pure il Windows Seven Beta e il Windows Invicta Alpha. Allora vado al negozio è prendo l'HP come quello di mio fratello Giampaolo, che è un vero esperto, ma gli dico: e no eh! Non mi fate pagare Windows, che io già ce l'ho, e sennò ci metto quello del pinguino, e risparmio 300 euro! Ma no, mi dicono loro! Windows te lo devi pigliare: poi se vuoi fai una procedura complicatissima per il rimborso, però per ora te lo pigli, e non è detto che ti arrivi il rimborso. E poi il pinguino ti rovina la garanzia. Senti a me, meglio che ti tieni Windows. E poi ti conviene comprare un antivirus. E il firewall. E magari anche l'assistenza e l'assicurazione, sai magari dovessi fare qualche formattazione.
Allora ho preso tutto, ora c'ho un PC della Windows che non mi è costato nulla e in più finalmente non sento più quella fastidiosa sensazione di pesantezza che avevo in prossimità della tasca posteriore dei jeans! Troppo avanti!


CAMPAGNA 3: Skoda VS Audi
Ciao, sono Sanpaolo (sì, tutto attaccato!). Sono entrato in una concessionaria Audi, cercando un'automobile intorno ai 4 metri e 30 che costasse meno di 20mila euro. Mi hanno fatto vedere una A3 SportBack usata, ma io ho detto: no! La voglio nuova di pacca! Allora mi hanno riso in faccia, e mi hanno indicato l'uscita. Ma proprio accanto (anzi no era proprio lì dentro) c'era la concessionaria Skoda! Qui ho trovato la Fabia SW, a 15 mila euro! Che bello, è lunga quasi uguale e ha sempre 4 ruote, e il motore è quasi lo stesso. La prendo subito e coi soldi risparmiati mi ci compro l'iMac, 3 iPhone e qualche altra i-cosa, alla faccia della crisi!


Insomma... la fiera della banalità. Il ragionamento è semplice: non è possibile costruire alcun ragionamento fondato partendo da considerazioni iniziali palesemente sbagliate e non contestualizzate.

Ok, ora basta, torno al mio lavoro di conversione da unità de SI a unità anglosassoni. Viva i fpm e le lbs/hp!

'nuff said

[+/-] Continua a leggere...